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Avocat diaspora

 

ESCLUSIVO. Il ricongiungimento familiare dei rumeni: esiste un prezzo per ricostruire i legami di famiglia in Italia? Chi lo paga?

Romania, fine 2015: quasi 100.000 bambini vivevano senza almeno uno dei genitori venuto in Italia per lavoro, dice l'Autorità Nazionale per la Protezione dei Diritti del Bambino in Romania.

Secondo gli stessi dati, 41% di questi bambini vive senza i genitori, affidati a altri membri della famiglia, dal momento che costoro si sono trasferiti in Italia.

Un bambino che cresce senza un genitore vicino significa anche un padre oppure (meno frequentemente) una madre che vive senza il coniuge.

Un'educazione migliore e un futuro con meno preoccupazioni assicurati dall'illusorio "vado a lavorare in Occidente", sono queste le ragioni per cui le famiglie rumene si sfasciano, le coppie scoppiano e gli orizzonti dei bambini vanno in frantumi, nel momento stesso in cui vengono lasciati dai genitori.

Ulteriormente, quando il genitore o la moglie decide di portare in Italia il figlio o il coniuge (il cosidetto ricongiungimento familiare) questi ultimi, dopo aver sofferto una separazione, possono rifiutare di ricongiungersi con il parente che risiede in Italia o possono riscontrare delle conseguenze a livello psicologico anche gravi.

Lorena Ferrero e Fulvio Trombotto sono due psicologi e psicoterapeuti di Torino che, in esclusiva per Actualitatea Magazin, parlano delle problematiche relazionali, psicologiche o comportamentali durante e dopo il fenomeno di ricongiungimento familiare dei rumeni.

Dr. Trombotto: "I figli dei rumeni spesso non hanno particolare desiderio di ricongiungersi in Italia con i genitori poco conosciuti"

Con più di un milione di persone, i rumeni sono la comunità straniera più numerosa in Italia che, e secondo l'ISTAT, preferisce il Piemonte (dopo Lazio e Lombardia) per consolidare il proprio radicamento portando qui figli, mariti o genitori. Considerando la vostra esperienza, come avviene il ricongiungimento? Sono i rumeni di qui che vogliono portare il resto della famiglia oppure i familiari rimasti in Romania che desiderano venire alla ricerca di un futuro migliore?

 Dr. Trombotto: In base alla nostra esperienza, nella maggior parte dei casi il ricongiungimento avviene su richiesta di chi risiede già in Italia, per ricostituire la famiglia lasciata in Romania e ritrovarsi insieme sul territorio italiano. Quando a ricongiungersi è una coppia di adulti, solitamente il progetto di ricongiungimento è maggiormente condiviso, anche se in alcuni casi si creano delle aspettative troppo fiduciose per ragioni diverse da ambo le parti.

Quando si vogliono portare uno o più figli in Italia, spesso questi non hanno particolare desiderio di ricongiungersi con genitori poco conosciuti e lasciare i legami ricostruiti a fatica nel proprio paese di origine.

Dottoressa, a mio avviso, si parla soltanto dell'impatto psicologico che un ricongiungimento ha sui figli o sui coniugi portati in Italia e molto di meno delle conseguenze riscontrate nei familiari ritrovati qui. Possiamo dire che una mamma che „reimpara" a vivere con suo figlio trapiantato qui dopo anni di separazione non ha nessuna difficoltà?

 Dr.ssa Ferrero: Una mamma come anche un papà ritrova un figlio/a cresciuto. I genitori come i figli hanno vissuto esperienze diverse gli uni distanti dagli altri. Viene ripresa una relazione su una nuova base: prima portata avanti a distanza e adesso fondata sulla convivenza.

Il ricongiungimento dei figli porta ad aumentare il carico di responsabilità della famiglia, che può determinare la necessità di incrementare le ore lavorative per mantenere la famiglia, limitando le attività sociali e isolando. Sono naturali le difficoltà iniziali di adattamento reciproco ad un nuovo contesto, differente a quello di origine. Occorre prestare attenzione ed eventualmente chiedere aiuto se si trascinano nel tempo problematiche relazionali/psicologiche/comportamentali.

Dr. Trombotto: "Più tempo passa prima del ricongiungimento, maggiori sono le difficoltà. I più vulnerabili sono i bambini"

Madri che portano i figli, mogli che portano i mariti o figli che portano i genitori? Quale di questi tipi di ricongiungimento familiare, secondo voi, presuppone una maggiore difficoltà nella ricostruzione dei rapporti affettivi tra i membri di una famiglia?

Dr. Trombotto: I diversi tipi di ricongiungimento portano con se diversi tipi di problematicità, diverse complessità e quindi diverse possibili sofferenze. In generale però si può sostenere che le difficoltà e le relative afflizioni sono direttamente proporzionali al tempo trascorso da separati: più tempo passa prima del ricongiungimento, maggiori sono le difficoltà, sia da un punto di vista relazionale che psicologico.

Come in tutte le situazioni, i più vulnerabili risultano essere i bambini, vista la loro giovane età e le minori risorse personali per rielaborare un cambiamento così importante come quello di cambiare casa, paese, figure di riferimento, quotidianità.

Dr.ssa Ferrero: "Tra i pazienti stranieri seguiti, i più numerosi sono rumeni. Hanno meno pregiudizi rispetto all'aiuto psicologico"

In Romania (che sicuramente non è un caso isolato), in generale, le persone si vergognano a chiedere aiuto a uno psicologo perché hanno paura di considerarsi falliti, perché non siano visti deboli dagli altri ecc. Sono i rumeni che vivono in Italia disposti a rivolgersi allo psicologo, soprattutto per disagi emergenti nei percorsi di ricongiungimento?

Dr.ssa Ferrero: La nostra esperienza, che ovviamente non ha rilevanza a livello statistico, in realtà ci mostra che tra i pazienti stranieri seguiti i più numerosi sono rumeni e ci sembra che la comunità rumena rispetto all'aiuto psicologico abbia meno pregiudizi o al massimo come l'italiano medio.

Altre culture invece sono molto restie a rivolgersi a uno psicologo e preferiscono gestire con i propri strumenti e all'interno del gruppo di appartenenza/famiglia la sofferenza mentale e problematiche comportamentali varie finché non emergono in modo drammatico.

E sempre in Romania, sono le donne quelle che lasciano i loro figli, in genere minorenni, per venire in Italia e lavorare come badanti (nella maggior parte dei casi). Dopo anni, decidono di portare i loro figli, ormai maggiorenni. Che tipo di problemi possono emergere per questa categoria di persone?

Dr. Trombotto: Il problema incomincia al momento della separazione se con l'idea di proteggerli, i figli non vengono informati della partenza di un genitore, sviluppando così vissuti di abbandono. Fondamentale in ogni caso è il mantenimento del legame a distanza. A ricongiungimento avvenuto, spesso i genitori sono ormai dei veri e propri sconosciuti, fino a far nascere vissuti di estraneità. Inoltre, i figli hanno dovuto abbondonare nonni o zii (che hanno sostituito i genitori come figure di riferimento).

L'allentamento del legame affettivo porta a non riconoscere l'autorevolezza genitoriale. Nel caso di figli ormai maggiorenni, inoltre questi si sono costruiti in Romania una stabilità affettiva e relazionale, hanno intrapreso un percorso formativo e professionale, il ricongiungimento familiare spezza tali legami e progetti, rimettendo tutto in discussione in un nuovo paese.

Oltre a ciò, non va dimenticato il fatto che alcune donne, anche con l'inganno, si sono ritrovate in Italia invischiate nel giro della prostituzione: è un vissuto traumatico che spesso non trova uno spazio di rielaborazione e anche a distanza di anni da questo tipo di esperienza complica il riallacciare il rapporto con un figlio ormai grande.

Erano i processi di ricongiungimento più „pesanti" a livello psicologico per le famiglie rumene prima del 2007 (la Romania entra nell'UE)? Perché?

Dr.ssa Ferrero: Probabilmente i tempi e i modi del ricongiungimento familiare per i cittadini rumeni essendo dettati prima del 2007 innanzitutto da passaggi e requisiti burocratici erano meno rispettosi delle esigenze psicologiche e relazionali delle persone coinvolte.

Oggi che quest'aspetto esterno è superato per la comunità rumena e le famiglie possono gestire le fasi del ricongiungimento con la giusta attenzione ai bisogni individuali: Esempio: terminare per un figlio un ciclo di studi in Romania, non essere inserito in un percorso formativo in Italia a metà anno scolastico senza conoscere la lingua.

Dr. Trombotto: "Così come si sono sentiti abbandonati dalla famiglia, questi ragazzi "cercano" un altro abbandono anche con la scuola"

Uno dei costi psicologici più alti che i bambini e gli adolescenti rumeni pagano in Romania, dopo la separazione da uno dei genitori (a volte anche entrambi) venuto in Italia è l'abbandono scolastico: quasi metà dei bambini che lasciano gli studi hanno i genitori fuori paese. Quali altri comportamenti devianti avete incontrato nei vostri pazienti rumeni ricongiunti?

Dr. Trombotto: Sembra quasi che così come si sono sentiti abbandonati dalla famiglia, questi ragazzi "cerchino" un altro abbandono anche con la scuola. Oltre alle difficoltà scolastiche, non solo in termini di abbandono ma anche di inserimento e isolamento nel contesto scolastico, spesso si riscontrano maggior facilità a comportamenti devianti, quali comportamenti oppositivo provocatori, caratterizzati da livelli di rabbia persistente ed evolutivamente inappropriata, irritabilità, che causano menomazioni nell'adattamento e nella funzionalità sociale.

Se non correttamente supportati, in età adolescenziale questi disturbi predispongono maggiormente alla criminalità e all'abuso di sostanze.

Qual è la fascia d'età più vulnerabile, più a rischio di cadere in un disagio psicologico dovuto a un ricongiungimento familiare?

Dr.ssa Ferrero: I più vulnerabili al ricongiungimento familiare, soprattutto se non coinvolti nelle decisioni sui tempi e modi, sono i bambini e adolescenti. Utili per prevenire il disagio, oltre al mantenimento del legame a distanza con telefonate e visite, sono vacanze trascorse in Italia come primo approccio di conoscenza al paese e occasione di familiarizzazione con il nuovo contesto.

Dr.ssa Ferrero: "Mantenete il legame a distanza con telefonate e visite e organizzate vacanze in Italia per la familiarizzazione con il nuovo contesto"

In tutti questi anni di esperienza, c'è stato qualche caso di un paziente rumeno che vi ha colpito in modo particolare? In che modo?

Dr.ssa Ferrero: Una giovane donna, che bambina, prima del 2007, era stata lasciata dalla mamma vedova immigrata in Italia per migliorare la condizione economica della famiglia. La mamma non l'aveva informata della sua partenza pensando di preservarla e la piccola tornata da scuola non l'aveva più trovata, sentendosi abbandonata. Nonostante le cure della nonna, a cui era stata affidata, non aveva superato il trauma. Successivamente aveva vissuto come una violenza il ricongiungimento con la mamma in Italia, sviluppando difficoltà di inserimento prima scolastico, poi superate, e problemi relazionali con la mamma, esplosi in adolescenza con uso di sostanze ed interruzione del ciclo di studi.

Solo da adulta, attraverso il percorso di psicoterapia si è riconciliata con il suo passato e la mamma, affrontando il trauma della separazione.

A voi, che siete specialisti, chiedo: esiste una ricetta da seguire per concludere un ricongiungimento senza ripercussioni psicologiche, che garantisca una famiglia serena e ben integrata?

Dr. Trombotto: Non è facile consigliare una ricetta, in quanto ogni storia presenta le proprie peculiarità.

Tuttavia, mi sento di dare un consiglio: incominciate a preparare il ricongiungimento sin dalla separazione e durante tutto il percorso utilizzate come strumenti guida la verità, la continuità (mantenete sempre un legame anche a distanze) e la condivisione di un progetto comune.

Dr.ssa Ferrero: "Oltre allo psicologo, centrale è la figura del mediatore interculturale, che intercetta i bisogni della famiglia e può fare da ponte verso i servizi da coinvolgere e interventi da attuare"

Quali sono le figure, oltre a quella dello psicologo, che dovrebbero collaborare perché un ricongiungimento familiare abbia un esito positivo sia sui ricongiunti sia sui familiari ritrovati qui in Italia?

Dr.ssa Ferrero: Oltre allo psicologo, centrale è la figura del mediatore interculturale, che intercetta i bisogni della famiglia e può fare da ponte verso i servizi da coinvolgere ed interventi da attuare. Parlando di minori, fondamentale diventa l'istituzione scolastica come terreno di integrazione.

Occorre un approccio integrato e non risposte frammentarie rispetto al fenomeno complesso del ricongiungimento familiare al fine di favorire un esito positivo di questo processo.

Dr.ssa Lorena Ferrero è specialista in: traumi e EMDR, disturbi alimentari, dipendenze. Tel. 3397787162.

Il Dr. Fulvio Trombotto è esperto in: ipnosi, disturbi dell'età evolutiva. Tel: 3351688815. Entrambi collaborano con la mediatrice interculturale Tania Tuya di Torino e ricevono su appuntamento presso lo Studio MLC di Via Vittorio Amedeo II, 14.

Ana Ciuban

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