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Avocat diaspora

 

ESCLUSIVO. Il culmine del coraggio: due rumeni residenti in Italia, un mese in Burkina Faso, 50 bambini scolarizzati e due adozioni a distanza con i soldi ricevuti come donazioni su Facebook

Un viaggio in Africa, anche solo come turisti, in un posto sconvolto dal continuo flusso di immigrati che premono a milioni per poter entrare in Europa, fuggendo dalla guerra, dalla fame e dalla povertà, sembrerebbe senza dubbio una vera follia.

Se poi pensiamo che i protagonisti di questo viaggio sono due romeni che hanno scelto il Burkina Faso come loro meta, paese dove di recente un altro connazionale è stato rapito da un gruppo di jihadisti pronti a decapitarlo in qualsiasi momento, due sole cose possono saltare alla mente: o sono usciti di senno, oppure hanno una missione molto importante da compiere.

Alina e Flavian fanno sicuramente parte della seconda categoria: 36 anni lei, lui 10 anni di meno; lei di Bucarest, lui di Brasov, entrambi residenti in Italia rispettivamente da 8 e 14 anni.

Flavian aveva un sogno a dir poco audace: aiutare i bambini in Africa. Nonostante Alina lo credesse inizialmente un folle, l'avrebbe poi seguito in quella che è diventata la più importante esperienza della loro vita: una spedizione in Burkina Faso per aiutare i bambini bisognosi.

Come? Ce lo hanno raccontato in un'intervista esclusiva per noi.

 „In Burkina Faso non esiste religione. Solo fede"

Prima di tutto vi chiedo: come vedete la crisi degli immigrati di questo periodo?

Alina: Sono un'emigrante e ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo che sono venute in Europa a piedi percorrendo migliaia di chilometri. Noi non scegliamo il nostro luogo di nascita e credo che l'opinione di ognuno a riguardo debba tenere conto del fatto che non abbiamo nessun merito nascendo in Romania o in Italia: potevamo essere ora in Siria sotto un bombardamento.

L'esperienza nel Burkina Faso ha rafforzato questo nostro punto di vista. Nonostante in questo paese ci siano tre religioni, ciò che mi è rimasto ben impresso nella mente è una frase dettami da un burkinabé: "In Burkina Faso non esiste religione, solo fede".

Perché l'Africa e non l'Europa? La Romania ad esempio? Alcuni pignoli potrebbero dire: "Perché non aiuti i bambini romeni, più vicini a te, invece di indirizzare i fondi verso un altro continente?"

Flavian: L'idea è mia e ho scelto l'Africa perché ero alla ricerca di un'esperienza diversa, in un luogo diverso, un'esperienza che potesse mettermi alla prova e che mi permettesse di uscire dalla mia zona di comfort. Il mio unico contatto in Africa era un prete che avevo incontrato durante una Messa a Firenze. Questa persona era alla ricerca di fondi da utilizzare per portare la corrente elettrica nella comunità di Koubri.

Dopo qualche giorno ho comunicato le mie intenzioni e la mia decisione anche ad Alina, la quale non ci ha messo molto a dirmi che avrebbe desiderato unirsi a me in questo progetto.

Alina: Ad essere sinceri mi sono chiesta, e mi sto chiedendo ancora, cosa mi sia passato per la testa quando ho detto: "Voglio venire anch'io in Africa. Parla con quel sacerdote e chiedigli se è possibile".

Si è trattato sicuramente di una decisione presa d'impulso, ma ci sono esperienze nella mia vita che mi hanno aiutato a dare seguito, senza esitazione, a questo stimolo. Ad esempio, la mia attività di volontariato è cominciata 15 anni fa sul Forum di Romeni d'Italia, attraverso consigli online riguardanti la sfera burocratica, lavorativa e altro.

Avete comunicato alle vostre famiglie che sareste partiti per il „continente nero" con sole due settimane di preavviso. Come mai tutta questa segretezza?

Alina: Per una scelta strettamente personale: non volevo dare spiegazioni a nessuno e, soprattutto, non volevo fare preoccupare mia madre.

Flavian: La decisione di partire è rimasta un segreto fino all'acquisto del biglietto aereo, a fine febbraio.

Inizialmente i miei erano spaventati, mia madre in primis, ma, piano piano, hanno accettato l'idea. Era un mio sogno da anni. Altri amici avrebbero voluto unirsi al viaggio, ma la partenza imminente e i tempi troppo stretti hanno reso impossibile organizzare il tutto.

Alina: "Così come i bianchi guardano in modo strano i neri, allo stesso modo i neri possono guardare in modo strano i bianchi".

Sempre due settimane prima della partenza avete cominciato a raccogliere i fondi per questa spedizione. Non era un po' tardi?

Alina: Io e Flavian abbiamo sempre sentito questo viaggio come un'esperienza al 100% personale. Solo in seguito abbiamo istituito una raccolta di fondi su Facebook per chiedere aiuto ai nostri amici.

Quanti soldi siete riusciti a raccogliere prima della partenza, e quanti ancora dopo il vostro arrivo in Africa?

Alina: Approssimativamente 1.000 euro prima della partenza. Il bilancio finale ammontava a 2.290 euro, comprese le nostre donazioni, poiché desideravamo fortemente riuscire a pagare la scuola ai 18 bambini che si trovavano sulla lista dei casi sociali del villaggio di Koubri, senza escludere nessuno.

Per questo abbiamo riaperto la colletta dopo il nostro arrivo in Africa. L'importante era che tutto risultasse trasparente: abbiamo pubblicato su Facebook gli estratti conto con le donazioni, tutte le ricevute e il bilancio finale.

Qual è il vostro lavoro?

Flavian: Io lavoro per Fila Group, azienda che ha effettuato la prima donazione per il nostro progetto: un'importante quantità di prodotti di cancelleria.

Alina: Negli ultimi due anni ho lavorato per un'azienda di telecomunicazioni, nel ramo acquisti.

Alina e Flavian

E così siete partiti, pieni di coraggio. Qual è stato il primo pensiero quando avete fatto i primi passi sul suolo africano?

Flavian: L'incertezza. Nel cuore della notte, la strada che portava alla casa nella quale saremmo stati ospitati era un acquitrino: pioveva ed era buio, ma poi mi sono sentito come quando ero bambino, nella casa dei miei nonni che abitavano in campagna.

Alina: Quando siamo arrivati all'aeroporto di Ouagadougou, la capitale, mi sono sentita per la prima volta nella vita in minoranza assoluta. Una delle lezioni che ho imparato in Africa è che tutto può cambiare bruscamente in funzione delle circostanze. Così come i bianchi guardano in modo strano i neri, allo stesso modo i neri possono guardare in modo strano i bianchi.

Un particolare inedito: quando ho detto a Flavian che avremmo potuto parlare tranquillamente la nostra lingua, il romeno, che tanto nessuno ci avrebbe capito, ci è capitato che dopo nemmeno 30 secondi ci siamo sentiti dire: "Ah! Siete romeni?". Era un nostro connazionale che lavorava da anni all'interno di una miniera del Burkina Faso.

Come vi siete adattati all'ambiente circostante? Come sono le persone? Dove avete dormito? Cosa avete mangiato? Come si svolge una giornata tipo in Africa?

Alina: Le persone sono estremamente generose, sempre con il sorriso sulle labbra e piene di fede, indifferentemente dalla loro religione. Sono premurose e desiderose di aiutare il prossimo: che sia un loro amico o uno straniero appena conosciuto, non fa differenza per loro.

Personalmente, ho avuto qualche problema a lavarmi solo con acqua fredda, con le zanzare e altri insetti africani. Inoltre, ho avuto problemi anche con la "sveglia", e cioè il canto del muezzin che ci svegliava tutte le mattine verso le 5. Fisicamente non mi sono ancora ripresa, nonostante sia già passato qualche mese dal nostro ritorno.

Per quanto riguarda le giornate, ognuna era diversa dall'altra. A Koubri insegnavamo informatica a due classi di bambini. Non abbiamo fatto turismo nel senso classico della parola: abbiamo visitato solo due località tradizionali (Koumi e Koro) e un museo. Nella capitale ci recavamo per comprare i libri per i bambini, oppure per prelevare e cambiare valuta.

Flavian: Io non ho avuto problemi di adattamento. Ho dormito nella casa del don, il sacerdote Noel Nana. Mi svegliavo alle 6.30 del mattino, mangiavo e poi, insieme ad Alina, organizzavamo le attività del giorno. Ogni giorno, Silvie - una donna burkinabè che si è presa cura di noi durante il nostro soggiorno - cucinava per noi. Cucinava divinamente! Il suo riso con i legumi mi manca ancora! Dopo pranzo, insegnavamo informatica ai bambini. Verso le 21.00 andavo già a dormire.

Alina: "Il Sistema sanitario burkinabé: un disastro difficilmente immaginabile"

Quanto è durato il vostro soggiorno in Africa?

Alina: Quasi un mese: dal 4 agosto al 2 settembre.

E come avete aiutato i bambini in questo lasso di tempo? Vi sono bastati i soldi?

Flavian: Abbiamo pagato la tassa scolastica a 50 bambini di Koubri, Bobo Dioulasso e Dinderesso e i certificati di nascita ad altri 70. C'erano tantissimi bambini piccoli che nemmeno sapevano la loro data di nascita poiché non erano stati registrati da nessuna parte. In fine, abbiamo acquistato 17 libri – d'altronde estremamente costosi per loro - per il programma scolastico e 35 abbecedari per la scuola di Dinderesso.

In più, abbiamo fatto donazioni di tasca nostra per le scuole di Koubri e Bobo. Tra le altre cose, abbiamo acquistato circa 200 saponette artigianali prodotte dall'Associazione Kolon Kandya del Burkina Faso.

Ci siamo inoltre fatti carico delle spese sanitarie per una donna che soffriva di una mastite degenerata poi in ascesso mammario. In questo modo abbiamo avuto l'occasione di osservare da vicino il sistema sanitario burkinabé: un disastro difficilmente immaginabile.

A proposito di scuole. Come si presenta un istituto del Burkina Faso?

Alina: Abbiamo visto una sola scuola pubblica, quella di Dinderesso, dove si insegna a due classi contemporaneamente in una sola stanza. Questa ha due lavagne poste su pareti opposte: una che dà verso le spalle dell'aula, e l'altra di fronte.

Le scuole private sono molto più numerose, ma anche più care. Lì si insegna agli studenti provenienti da famiglie più benestanti e che possono permettersi di pagare la retta e anche agli alluni ripetenti (NdR: in Burkina Faso essere bocciati anche una sola volta fa perdere il diritto di frequentare qualsiasi scuola pubblica per l'anno in corso. Una bocciatura costringe, di fatto, i bambini che vogliono continuare gli studi a frequentare una scuola privata.)

Allo stesso modo, se ho ben capito, siete riusciti a finalizzare un progetto di adozione a distanza per due bambini del Burkina Faso. E' stato difficile?

Flavian: Sono state portate a buon fine più adozioni, altre sono in corso. Noi ad esempio abbiamo adottato un bambino ciascuno. Il mio ha 10 anni, mentre quello di Alina è un ragazzo di 23 anni. Non è per nulla difficile e nemmeno dispendioso. Con circa 100 euro all'anno si può coprire il costo delle tasse scolastiche, della cancelleria e delle uniformi necessarie al bambino.

Alina: L'elemento essenziale è costituito dagli intermediari del posto - i responsabili dei due centri e il direttore della scuola - che seguono da vicino la situazione scolastica, economica e famigliare dei bambini adottati. Senza di loro l'adozione a distanza può diventare qualcosa facilmente destinato al fallimento.

Vi siete dedicati totalmente a questo progetto in Africa. Come hanno reagito i bambini? Li avete conosciuti uno ad uno?

Alina: La loro reazione è stata la cosa più impressionante. Ad esempio, la classe di sartoria ci ha preparato due vestitini cuciti dalle ragazze. Un'altra ragazza ci ha regalato due fazzoletti con i nostri nomi ricamati sopra. La donna che soffriva di mastite mi ha regalato un braccialetto africano che suo marito aveva ordinato presso un artigiano di Bobo. Piccoli gesti, ma che ci hanno emozionato enormemente. 

Alina e Flavian, insieme ai bimbi del Burkina Faso

"Non solo la scarsità, ma la qualità dell'alimentazione è un problema in Africa"

E' evidente come il popolo africano "urli" disperatamente in cerca d'aiuto, con tutte le sue forze. Che visione hanno i giovani del posto? Esiste il desiderio di emigrare per poter migliorare la propria vita?

Alina: Molto spesso dimentichiamo quanto sia facile per noi cambiare quella che chiamiamo "una vita difficile", ricorrendo anche all'emigrazione. Siamo nati - senza aver alcun merito a riguardo - nella parte „fortunata" del pianeta e le nostre difficoltà, se paragonate a quello che abbiamo visto, sembrano una sciocchezza. Mancanza d'acqua e di elettricità, casi di malnutrizione causati non solo dalla scarsità, ma anche dalla qualità del cibo, sono i problemi principali.

I giovani emigrano, ma il più delle volte in paesi vicini (Costa d'Avorio, Mali, Senegal ecc.). Anche in Europa, ma credo più che altro per studiare.

Il 3 aprile un rumeno, Iulian Gherguţ, è stato rapito da un gruppo terrorista proprio nel Burkina Faso. Non avete avuto paura, anche solo per un momento, di vivere un'esperienza simile? Che parere avete riguardo al caso di Iulian?

Flavian: Non ho avuto momenti di panico o di insicurezza. Il Burkina Faso è un paese molto tranquillo, sebbene stia attraversando un periodo di instabilità politica. Sapevo del caso di Iulian, rapito nel nord del paese, ma noi ci trovavamo nel centro sud, una zona tranquilla e senza conflitti interni.

Alina: Ho saputo del caso qualche mese prima della partenza, ma non mi sono spaventata per nulla. Durante il soggiorno ho ricevuto messaggi da parte di amici che erano preoccupati, ma ho spiegato loro che eravamo al sicuro.

Flavian: "Ho in mente un'associazione nell'ambito dell'educazione. Agiremo anche in Romania"

Cosa vi è rimasto dopo la vostra straordinaria visita in Africa? Esisterà una continuità in quello che avete intrapreso? Avete intenzione di tornarci?

Flavian: Assolutamente sì. Sicuramente ci torneremo e inizieremo un nuovo viaggio insieme ai burkinabè. Le persone che ci hanno aiutato nel nostro obbiettivo - il prete che ci ha accolti, i responsabili dei due centri e il direttore della scuola di Dinderesso e così via - si sono guadagnate la nostra fiducia e il nostro rispetto. Ciò che hanno costruito nel corso degli anni e i risultati che hanno ottenuto sono impressionanti.

Alina: Questo viaggio mi ha cambiata profondamente e sto ancora riflettendo su quello che ho vissuto in Burkina Faso. Partendo dai contatti stretti con le persone del posto, abbiamo deciso di fare un passo in più, andare oltre quanto abbiamo fatto in questo mese e creare un'associazione che ci permetterà di aiutare di più e in modo più organizzato.

In Africa, indifferentemente da quanti soldi tu possieda, sia che tu rappresenti un'associazione o una persona fisica, non puoi far nulla realmente utile o durevole se non sei pronto a rinunciare a una buona parte della tua visione del mondo. Il direttore della scuola di Dinderesso ci ha confessato che, se avesse saputo che facevamo parte di una ONG, non ci avrebbe nemmeno ricevuti.

Abbiamo creato una pagina Facebook dedicata alla nostra esperienza in Africa. Si chiama "Alla scoperta del Burkina Faso". Potete trovarci fotografie, resoconti e momenti speciali che abbiamo vissuto nel continente africano.

Abbiamo cominciato con l'Africa, andremo oltre. Senza dubbio.

Flavian, so che l'idea dell'associazione ti appartiene. Qualora si concretizzasse estenderai il raggio d'azione anche ai bambini di altre zone del pianeta?

Flavian: Sicuramente. L'associazione non avrà limiti geografici d'azione. Il Burkina Faso è solo il punto di partenza, vogliamo agire anche in altri paesi, Romania compreso.

Che tipo di associazione hai in mente?

Flavian: Una nell'ambito dell'educazione che funzionerà come una Onlus, ma che operativamente adotterà una mentalità nuova utilizzando gli strumenti che internet ci mette oggi a disposizione. I fondi verranno raccolti attraverso donazioni online, sistemi di crowdfunding e sviluppo di alcuni progetti speciali.

Quando ero nel Burkina Faso il mio amico Noel ci ha spiegato la regola di base della loro comunità: "rispetta sempre l'intenzione del donatore".

Un'altra novità è che la nostra associazione utilizzerà il 100% delle donazioni per progetti specifici, seguiti da programmi rivolti alle imprese che vorranno sostenere le spese di gestione dell'Associazione. Questo perché molte associazioni utilizzano solo dal 20% al 50% delle donazioni per coprire le spese, il che riduce di molto l'aiuto effettivo, accrescendo lo scetticismo di molti donatori e di molti dei beneficiari finali delle differenti associazioni e ONG esistenti.

E vuoi creare da solo tutto questo? Con chi hai intenzione di collaborare a questo progetto?

Flavian: In futuro saranno coinvolte diverse persone nell'associazione, ma questa non potrà nascere senza Alina, la quale ha vissuto le stesse mie esperienze e desidera portarle avanti e svilupparle insieme a me.

Breve intervista con don Noel Nana, colui che ha convinto Alina e Flavian a venire in Africa

Alina e il Don Noel Nana

 Come mai avete ricevuto aiuto da Alina e Flavian, piuttosto che da una grande ONG o associazione?

 Don Noel: Si dice nella cultura del Burkina che il rimedio dell'Uomo è l'Uomo. Questo significa che l'incontro con una donna o un uomo buono può cambiare tutta la vita. Così anche una grande ONG o associazione è senza anima se non ci sono dentro delle persone buone che si impegnano individualmente, con amore e gratuità.

Penso che Alina e Flavian abbiano capito che, prima di fare grandi cose, bisogna che ciascuno faccia il piccolo, nelle sue possibilità. Siamo felici della loro iniziativa personale sostenuta anche dai loro amici. I piccoli ruscelli fanno i grandi fiumi. Flavian e Alina hanno lasciato parlare il cuore e questo ci ha portato cose buone e belle.

Quali aspetti del suo paese ha mostrato a Alina e Flavian e perché?

Don Noel: A dire la verità, non ho voluto privilegiare un aspetto più di un altro. Ho voluto dare loro un'esperienza complessiva della realtà con tutta la sua bellezza, ma anche, purtroppo, con tutta la sua bruttezza.

Il Burkina Faso, come gli altri posti, ha cose buone e altre meno buone. Ma l'importante per me, al di là del giudizio, era di permettere ad Alina e Flavian di condividere la vita vera del burkinabè, entrare nella cultura, vivere le difficoltà e le gioie di questo popolo, diventare tutt'uno con noi.

Complimenti a loro due perché sono riusciti a iniziare un cammino fraterno insieme a noi, con tutta la libertà d'iniziativa e la necessaria conoscenza, condizioni necessarie per l'azione. Questo apre un bell'orizzonte per il futuro, perché se Alina e Flavian sono entrati nella nostra vita, ci hanno comunque comunicato qualcosa della Romania e dell'Italia.

Che impressione le hanno fatto Alina e Flavian dopo il loro viaggio in Burkina?

Don Noel: "La bocca che mangia non deve sparlare della persona che gli dà da mangiare," dice il proverbio. Certo, ma ciò che sto per dire non è dettato da questa ragione, bensì dalla realtà dei fatti.

In effetti, Flavian e Alina ci hanno lasciato un'impressione assolutamente positiva. Sono giovani bravissimi, ci hanno lasciati a bocca aperta, direi. Ci hanno insegnato in un mese una volta di più che se crediamo alle nostre follie, queste diventano possibili e che quando gli esseri umani si uniscono, il sogno può diventare realtà.

Siamo grati nei loro confronti e di tutti loro amici e familiari che hanno sognato con loro mediante la fiducia e le donazioni. Dico a tutti: "Sărut-mâna pentru masă".

 Ana Ciuban

 

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